Il cinema deve avere una visione.
Noi non ci accontentiamo di un linguaggio banale, per noi fotografia, ripresa, montaggio, suono, 3D e
intelligenza artificiale appartengono allo stesso spazio creativo.
La tecnologia amplia ciò che possiamo immaginare, ma non decide cosa vale la pena mostrare. E quindi noi, in controcorrente non ne abbiamo paura, non ne vogliamo fuggire, vogliamo dominarla.
La macchina produce possibilità.
L’autore decide cosa deve esistere.
L’intelligenza artificiale apre territori nuovi da esplorare, deformare e ricostruire fino a trasformarli in simbolo.
Il nostro cinema può partire dalla realtà oppure nascere interamente da uno spazio sintetico. Può essere tradizionale, generativo o ibrido.
Il mezzo cambia. La visione resta.
Sperimentiamo perché crediamo che il cinema non debba limitarsi a utilizzare gli strumenti del presente, o restare legato alle regole del passato, ma debba anche immaginare, testare, amare, quelli del futuro.